Modello A1: cos'è, quando serve e cosa cambia con le nuove regole Ue
Il modello A1 certifica dove versare i contributi quando si lavora in un altro Paese Ue: distacco, durata di 24 mesi, domanda all'INPS e novità dal 2028.

Indice
Il modello A1 è il documento che serve a chi lavora per un periodo in un altro Paese europeo restando assicurato in Italia. Si chiama anche documento portatile A1 e risponde a una domanda precisa: a quale sistema di sicurezza sociale vanno pagati i contributi. Lo conoscono bene le imprese che mandano personale all'estero, ma riguarda anche artigiani, professionisti e chi lavora abitualmente in due Paesi. Ecco come funziona oggi e cosa cambierà con le nuove regole europee entrate in vigore il 1° novembre 2026.
Che cos'è il modello A1
Nell'Unione europea vale un principio semplice: una persona può essere soggetta alla legislazione previdenziale di un solo Paese alla volta. Il modello A1 è il certificato che indica quale legislazione si applica a un lavoratore, dipendente o autonomo, che ha legami con più Stati. In pratica dimostra che quella persona non deve versare contributi, compresa l'assicurazione sanitaria, anche nel Paese in cui sta lavorando temporaneamente.
Le regole di base sono fissate dal regolamento (CE) n. 883/2004 e dal regolamento di applicazione (CE) n. 987/2009. Il documento è valido in tutti gli Stati membri e anche in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, che applicano le stesse norme di coordinamento. Il certificato resta valido fino alla data di scadenza indicata oppure fino a quando l'ente che l'ha rilasciato non lo ritira.
Quando serve il modello A1
Il caso più comune è il distacco: un'impresa italiana invia un proprio dipendente a lavorare per un periodo limitato in un altro Paese, per esempio per un cantiere, un'installazione o una consulenza. Secondo le regole europee sulla copertura previdenziale, durante il distacco il lavoratore resta nel sistema del Paese d'origine e l'A1 lo certifica.
Ci sono poi altre situazioni in cui il documento è necessario:
- il lavoratore autonomo che svolge per un periodo un'attività simile in un altro Paese;
- chi lavora abitualmente in due o più Stati, come dipendente o come autonomo;
- chi ha un lavoro dipendente in un Paese e un'attività autonoma in un altro;
- i dipendenti pubblici, che restano soggetti alla legislazione dell'amministrazione per cui lavorano.
Per chi lavora in più Paesi conta molto la residenza. Se una parte sostanziale dell'attività, pari ad almeno il 25% dell'orario di lavoro e/o del reddito, si svolge nel Paese in cui si vive, si è coperti da quel Paese. Altrimenti si guarda, di regola, alla sede del datore di lavoro.
Modello A1 e distacco: durata e condizioni
Il distacco previdenziale può durare al massimo 24 mesi. Oltre questo limite il datore di lavoro ha due strade: chiedere una proroga, che non è automatica e richiede un accordo tra i due Paesi, oppure iscrivere il dipendente al sistema previdenziale del Paese che lo ospita.
Oggi, come indica la guida Your Europe sul distacco del personale, di norma il lavoratore deve essere iscritto al sistema del Paese d'origine da almeno un mese prima della partenza; periodi più brevi possono essere valutati caso per caso. Per i lavoratori autonomi serve invece avere già svolto attività autonoma nel Paese d'origine: il periodo richiesto varia, ma può essere anche di soli due mesi.
Attenzione a non confondere due cose diverse. L'A1 riguarda solo i contributi e la sicurezza sociale. Le condizioni di lavoro durante il distacco seguono invece la direttiva sui lavoratori distaccati: il datore di lavoro deve inviare una dichiarazione di distacco alle autorità del Paese ospitante e garantire almeno le tutele di base previste lì, come retribuzione, riposi e ferie minime. Dopo 12 mesi, oppure 18 con una notifica motivata, si applicano quasi tutte le condizioni di lavoro del Paese ospitante.
Come si chiede il modello A1 in Italia
La domanda va presentata all'ente previdenziale del Paese di cui si applica la legislazione, quindi, per chi resta assicurato in Italia, all'INPS. Per i dipendenti distaccati è il datore di lavoro a presentarla: dal 1° settembre 2019, come stabilito dalla circolare INPS n. 86 del 2019, le richieste di datori di lavoro e intermediari vanno inviate solo per via telematica. Quando la domanda è accolta, il certificato è disponibile in formato PDF.
La richiesta andrebbe fatta prima di iniziare l'attività nell'altro Paese. Durante il soggiorno il lavoratore deve poter esibire il documento in caso di controllo, e le autorità del Paese ospitante sono tenute a riconoscere un A1 valido. Per le cure mediche durante un distacco si usa la tessera europea di assicurazione malattia (TEAM); se invece ci si trasferisce stabilmente, si chiede il modulo S1.
Le nuove regole Ue sul modello A1: cosa cambia
Dopo un negoziato durato anni, l'Ue ha aggiornato le norme di coordinamento della sicurezza sociale. Il Parlamento europeo ha approvato il testo il 7 luglio 2026 e il Consiglio il 28 settembre 2026. Il regolamento (UE) 2026/2359 è entrato in vigore il 1° novembre 2026, ma la maggior parte delle nuove regole si applicherà solo dal 1° novembre 2028. Fino ad allora restano valide le norme attuali.
Per i distacchi le novità principali sono tre. Il lavoratore dovrà essere iscritto al sistema del Paese d'origine da almeno tre mesi prima di partire. Il limite di 24 mesi resta, ma dopo un distacco di quella durata servirà una pausa di almeno due mesi prima di un nuovo distacco. Infine i distacchi andranno notificati prima dell'inizio, con due esclusioni: i viaggi di lavoro e le attività brevi, fino a tre giorni consecutivi nell'arco di 30 giorni. Questa seconda esclusione non vale per l'edilizia, dove ogni distacco dovrà essere notificato.
La riforma interviene anche su altri capitoli: chi cerca lavoro in un altro Paese potrà mantenere l'indennità di disoccupazione per sei mesi invece di tre, e arrivano regole più chiare sull'assistenza a lungo termine e sulle prestazioni familiari.
Oggi e dal 2028: il confronto
| Aspetto | Regole attuali | Dal 1° novembre 2028 |
|---|---|---|
| Iscrizione prima del distacco | Di norma almeno 1 mese | Almeno 3 mesi |
| Durata massima del distacco | 24 mesi, con possibile proroga concordata | 24 mesi |
| Nuovo distacco dopo 24 mesi | Dopo un certo periodo, spesso considerato di due mesi | Pausa di almeno 2 mesi |
| Notifica preventiva del distacco | Domanda di A1 consigliata prima della partenza | Obbligatoria, salvo viaggi di lavoro e attività fino a 3 giorni (non in edilizia) |
| Ricerca di lavoro con indennità di disoccupazione | 3 mesi | 6 mesi |
Domande frequenti
Il modello A1 serve anche per un breve viaggio di lavoro?
Oggi il documento attesta la copertura previdenziale di chi lavora temporaneamente in un altro Paese restando assicurato in Italia; per una singola missione conviene verificare con l'INPS. Con le norme che si applicheranno dal 2028, i viaggi di lavoro e le attività fino a tre giorni saranno esclusi dalla notifica preventiva, tranne che nell'edilizia.
Chi rilascia il modello A1 in Italia?
Lo rilascia l'INPS, l'ente previdenziale competente. Per i dipendenti distaccati la domanda è presentata dal datore di lavoro, per via telematica.
Quanto può durare un distacco con il modello A1?
Al massimo 24 mesi. Una proroga è possibile solo con un accordo tra i due Paesi interessati; in alternativa il lavoratore va iscritto al sistema del Paese ospitante.
Il modello A1 vale anche in Svizzera e Norvegia?
Sì. Oltre ai 27 Stati membri, le regole di coordinamento si applicano anche a Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.



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