Lavoro

Lavorare in Spagna: NIE, contratto, stipendio e tasse

Come lavorare in Spagna da cittadino italiano: registrazione e NIE, Seguridad Social, salario minimo 2026, orari, contributi, disoccupazione, tasse e AIRE.

Veduta dall'alto dell'edificio Metrópolis e della Gran Vía a Madrid al tramonto
Indice
  1. Cosa serve per lavorare in Spagna da cittadino UE
  2. NIE, registro e padrón: i primi passi
  3. Come cercare lavoro in Spagna
  4. Stipendio, orari e contratto in Spagna
  5. Contributi, pensione e disoccupazione
  6. Tasse e residenza: cosa fare in Italia
  7. Domande frequenti

Andare a lavorare in Spagna è una scelta frequente per molti italiani: la lingua è vicina, i collegamenti sono comodi e, come cittadini dell'Unione europea, non serve alcun permesso di lavoro. Libera circolazione, però, non significa assenza di adempimenti. Bisogna registrarsi come residenti, ottenere il numero di identificazione per stranieri (NIE), iscriversi alla previdenza spagnola e sistemare la propria posizione in Italia. Qui sotto mettiamo in ordine i passaggi principali, le regole su stipendio e orari e cosa succede a contributi, disoccupazione e tasse.

Cosa serve per lavorare in Spagna da cittadino UE

Per entrare in Spagna a un cittadino italiano basta una carta d'identità o un passaporto validi. Non servono visti né autorizzazioni al lavoro: si può essere assunti da un'azienda spagnola alle stesse condizioni dei lavoratori locali, oppure avviare un'attività autonoma.

Secondo la scheda EURES sulle condizioni di vita e di lavoro in Spagna, chi arriva può restare tre mesi per cercare un impiego e anche più a lungo, se continua a cercare attivamente. Chi invece ha già un lavoro e intende fermarsi oltre i tre mesi deve registrare la propria residenza.

Le regole europee limitano anche i documenti che le autorità possono chiedere a un lavoratore dipendente. Come spiega la pagina di Your Europe sui diritti di soggiorno dei lavoratori, sono sufficienti un documento d'identità valido e una dichiarazione di assunzione o un certificato di lavoro del datore; chi lavora in proprio dimostra la sua attività autonoma.

NIE, registro e padrón: i primi passi

Il primo adempimento è l'iscrizione nel Registro centrale degli stranieri. La domanda va presentata entro tre mesi dall'arrivo all'Oficina de Extranjeros oppure in un commissariato di polizia, con passaporto o carta d'identità e il pagamento di una tassa. Si riceve un certificato di registrazione che riporta il NIE, il numero di identificazione assegnato agli stranieri, che ha sostituito la vecchia carta di residente comunitario.

A questo si aggiunge l'iscrizione al registro comunale (empadronamiento) presso l'Ayuntamiento, cioè il comune in cui si abita, dimostrando la residenza con un contratto d'affitto o una bolletta.

Se è il primo impiego in Spagna serve anche il numero di affiliazione alla Seguridad Social. Si richiede negli uffici della previdenza con il modulo TA-1 e un documento d'identità, ma può occuparsene anche il datore di lavoro. Con la tessera della Seguridad Social ci si presenta poi al centro di salute della zona per avere un medico e la tessera sanitaria.

PassaggioDoveQuando
Iscrizione nel Registro centrale degli stranieri (certificato con NIE)Oficina de Extranjeros o commissariato di poliziaEntro tre mesi dall'arrivo
Empadronamiento (residenza comunale)Ayuntamiento del comune in cui si viveDopo aver trovato casa
Numero di affiliazione alla Seguridad SocialUffici della Seguridad Social (modulo TA-1) o tramite il datore di lavoroPrima del primo impiego in Spagna
Assegnazione del medico e tessera sanitariaCentro di salute della zonaDopo l'iscrizione alla Seguridad Social
Iscrizione all'AIREConsolato italiano competente, anche tramite il portale Fast ItEntro 90 giorni dal trasferimento della residenza

Come cercare lavoro in Spagna

Il servizio pubblico per l'impiego è il SEPE (Servicio Público de Empleo Estatal), affiancato dai servizi delle comunità autonome. Per iscriversi bisogna avere più di 16 anni, un documento valido e un indirizzo in Spagna. Il portale pubblico Empléate raccoglie offerte provenienti da siti pubblici e privati, mentre il portale del Sistema nazionale per l'impiego mostra le offerte dei servizi regionali.

Oltre ai canali pubblici operano agenzie di collocamento autorizzate, società di selezione e agenzie per il lavoro temporaneo (le ETT). Per i posti pubblici si consultano i bandi nei bollettini ufficiali.

Stipendio, orari e contratto in Spagna

Il salario minimo interprofesional (SMI) per il 2026 è stato fissato dal Real Decreto 126/2026 del 18 febbraio: 1.221 euro lordi al mese per 14 mensilità, cioè 17.094 euro lordi l'anno, con effetti dal 1° gennaio 2026. I contratti collettivi possono prevedere importi più alti.

Sull'orario la scheda EURES indica un massimo di 40 ore settimanali in media su base annua e un limite di 9 ore di lavoro ordinario al giorno, con almeno 12 ore di riposo tra la fine di una giornata e l'inizio della successiva. Il riposo settimanale è di almeno un giorno e mezzo consecutivo, gli straordinari non possono superare le 80 ore l'anno e le ferie sono almeno 30 giorni di calendario. I giorni festivi sono 14 l'anno, di cui due locali.

Il contratto va di norma fatto per iscritto e il datore deve comunicarlo ai servizi per l'impiego. Il periodo di prova può arrivare a sei mesi per i tecnici qualificati e a due mesi per gli altri lavoratori.

Chi esercita una professione regolamentata in Spagna può aver bisogno del riconoscimento ufficiale della qualifica prima di iniziare. Per alcune professioni esiste una procedura online, la tessera professionale europea.

Contributi, pensione e disoccupazione

Chi vive e lavora in Spagna si iscrive alla previdenza spagnola e versa lì i contributi: la quota a carico del lavoratore dipendente è di circa il 6,35%. Gli anni lavorati non vanno persi. Grazie al coordinamento europeo, ogni Paese conserva la posizione contributiva fino all'età pensionabile e, se si ha almeno un anno di contributi in un Paese, quel Paese paga la propria quota di pensione. La domanda si presenta di solito nel Paese in cui si vive al momento del pensionamento.

Diverso è il caso del distacco, cioè quando un'azienda italiana manda un proprio dipendente a lavorare in Spagna per un periodo limitato. In questo caso il lavoratore resta coperto dalla previdenza italiana con il documento A1 e, se le condizioni spagnole sono più favorevoli, si applicano quelle. Dopo 12 mesi di distacco, prorogabili a 18 con una notifica motivata, valgono quasi tutte le regole di lavoro del Paese ospitante.

Chi è disoccupato in Italia può cercare lavoro in Spagna continuando a ricevere l'indennità per un periodo limitato. Secondo Your Europe, per trasferire l'indennità di disoccupazione bisogna essere iscritti come disoccupati da almeno quattro settimane (salvo eccezioni) e chiedere il documento U2. L'indennità può continuare per almeno tre mesi, fino a un massimo di sei a seconda dell'ente che la paga, e una volta arrivati occorre iscriversi ai servizi per l'impiego spagnoli entro sette giorni.

Tasse e residenza: cosa fare in Italia

In Spagna l'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPF) viene trattenuta dal datore di lavoro direttamente in busta paga, in base allo stipendio e alla situazione familiare. Per evitare che lo stesso reddito sia tassato due volte, Italia e Spagna applicano una convenzione contro le doppie imposizioni firmata a Roma l'8 settembre 1977 e ratificata in Italia con la legge n. 663 del 1980.

Chi trasferisce stabilmente la residenza deve iscriversi all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE). Come chiarisce la Farnesina nelle sue domande frequenti sul trasferimento all'estero, la domanda va fatta al consolato competente entro 90 giorni dal trasferimento; il termine di 12 mesi spesso citato è solo indicativo e dal 1° gennaio 2024 sono previste sanzioni per chi non si iscrive. Molti consolati accettano la domanda attraverso il portale Fast It.

La residenza fiscale, l'iscrizione all'AIRE e la tassazione dei redditi rimasti in Italia dipendono dalla situazione di ciascuno: per il proprio caso concreto è bene rivolgersi all'Agenzia delle Entrate, al consolato o a un CAF.

Domande frequenti

Serve un permesso di lavoro per lavorare in Spagna?

No. I cittadini italiani, come tutti i cittadini dell'UE, possono lavorare in Spagna senza permesso. Per restare più di tre mesi bisogna però iscriversi nel Registro centrale degli stranieri e ottenere il certificato con il NIE.

Quanto è lo stipendio minimo in Spagna nel 2026?

Il salario minimo interprofesional 2026 è di 1.221 euro lordi al mese per 14 mensilità, pari a 17.094 euro lordi l'anno. I contratti collettivi possono stabilire importi superiori.

I contributi versati in Spagna valgono per la pensione?

Sì. Ogni Paese dell'UE in cui si è maturato almeno un anno di contributi paga la propria parte di pensione, calcolata sui periodi lavorati lì. La domanda si presenta di norma nel Paese di residenza.

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La redazione di EUgenius racconta l'Unione europea a chi la vive ogni giorno: nuove leggi, fondi, lavoro, studio e viaggi spiegati in modo semplice.

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